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In odontoiatria l'implantologia orale è una branca specialistica della chirurgia orale che si occupa della sostituzione degli elementi mancanti, in caso di caduta e perdita dei denti, mediante impianti dentali in titanio. L'impianto è un dispositivo protesico che si inserisce nell'osso della mascella o della mandibola e funge da radice artificiale sulla quale sarà innestato un moncone ed una corona. Risultato finale sarà pertanto la sostituzione completa di un dente a partire dalla sua radice, permettendo di non coinvolgere i denti contigui né con preparazioni che ne compromettano l'integrità, né usandoli come appoggi per ganci o attacchi che molto spesso ne riducono la stabilità.

Gli impianti possono essere posizionati in qualunque momento, sia subito dopo l'estrazione di un dente, che a distanza di anni, a patto che lo spessore residuo dell'osso sia sufficiente a garantire stabilità. Esistono comunque tecniche chirurgiche avanzate, che consentono l'uso degli impianti in pressoché tutte le condizioni ossee.

Il titanio è un metallo caratterizzato da un'alta tollerabilità: protesi composte da questo materiale non inducono infatti il rigetto, ovvero la reazione immunitaria, che un tessuto organico biologicamente attivo innesca quando riconosce come estraneo un materiale o un tessuto innestato. Il titanio subisce, invece, in un periodo di tempo di circa sei mesi, un processo di inglobamento totale nel contesto osseo, definito osteointegrazione, scoperto da Branemark negli anni '60. In virtù di queste sue caratteristiche, l'implantologia è risultata essere un'ottima opzione protesica, che nel corso del tempo ha visto crescere le sue percentuali di successo fino al 99% nell'arcata inferiore, e al 95% in quella superiore.

La continua ricerca ha permesso di creare impianti dentali costantemente innovativi anche se si possono ricondurre le caratteristiche fondamentali a due aspetti: la forma e la superficie dell'impianto. Per quanto riguarda la forma degli impianti dentali, è stata scelta fin dall'inizio quella cilindrica o conica, con variazioni date soprattutto dai diametri e dalle lunghezze. Le superfici sono invece passate da una iniziale superficie estremamente levigata ad un'attuale superficie ruvida, molto più efficace per garantire un'osteointegrazione corretta.

L'esame di riferimento per ogni trattamento con impianti osteointegrati è la Ortopantomografia, meglio nota come "Panoramica". Nei casi nei quali è necessaria una migliore definizione dei volumi ossei viene eseguita una TAC che consente una valutazione tridimensionale delle strutture ossee residue.

L'intervento chirurgico viene effettuato ambulatorialmente in anestesia locale ed è del tutto indolore. La gengiva viene delicatamente aperta tramite un'incisione, poi con una serie di frese calibrate si prepara il sito implantare nell'osso. Per evitarne il surriscaldamento, la preparazione avviene sotto irrorazione continua con soluzione fisiologica sterile. L'impianto adatto viene quindi scelto e inserito nel sito preparato, avvitandolo con cautela. La gengiva sopra l'impianto viene infine richiusa con delle suture, e una protesi provvisoria (fissa o mobile) può essere applicata, soprattutto se l'elemento mancante si trova nei settori estetici del cavo orale. Dopo una fase di guarigione di normalmente 6-12 settimane, quando l'osteointegrazione dell'impianto è completata, la testina dell'impianto viene scoperta con un piccolo intervento, e si applica sopra l'impianto una vite di guarigione, ovvero un supporto in grado di modellare la gengiva secondo l'anatomia propria dei tessuti di supporto del dente. Passato il tempo necessario per questa rigenerazione, inizierà la fase protesica, ovvero la realizzazione del moncone e successivamente della corona definitiva.

Non di rado tuttavia l'osso alveolare è talmente ridotto in termini di altezza e larghezza che le sue dimensioni non sono più sufficienti per assicurare la sicura osteointegrazione: si parla in questo caso di atrofia ossea. Per ovviare a questo problema frequente, occorre aumentare il volume dell'osso alveolare, mediante tecniche chirurgiche avanzate di ricostruzione ossea preprotesica, come il rialzo di seno mascellare, o lo split crest. Questi interventi si possono effettuare sia contemporaneamente all'intervento implantare sia in precedenza ad esso. Materiali utilizzati sono o l'osso autologo, ovvero osso prelevato dal paziente stesso in altra sede e poi inserito in quella del difetto, o suoi sostituti sintetici.

 
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