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L'ortodonzia studia le diverse anomalie della posizione, costituzione e sviluppo dei denti e delle ossa mascellari, definite per questo malocclusioni dentali e/o scheletriche. Ha lo scopo di eliminare o attenuare tali anomalie mantenendo o riportando gli organi della masticazione e il profilo facciale nella posizione più corretta possibile. Ciò significa tuttavia non solo rettificare ortodonticamente la funzione masticatoria, in quanto attività principale, ma anche la funzionalità della fonazione, della deglutizione, della respirazione e, come è stato appurato negli ultimi anni, persino della postura. Inoltre, nello studio e nel trattamento ortodontico, bisogna tenere presente anche l'aspetto estetico, quale ultimo ed importante parametro da considerare.

Sebbene negli ultimi anni le potenzialità di questa disciplina siano notevolmente incrementate grazie ai moderni trattamenti d'avanguardia e alle nuove possibilità diagnostiche, un ruolo fondamentale è ancora assunto dal medico, il quale deve sempre necessariamente prevedere in corso di diagnosi la presenza di interferenze che hanno deviato il normale sviluppo e crescita delle ossa mascellari e potrebbero rendere inefficace il trattamento ortodontico che ci si appresta ad effettuare. Tali interferenze sono di varia natura e di vario genere, ed includono inoltre sia la presenza di abitudini viziate come la suzione del dito nei bambini, sia il riscontro di funzioni fisiologiche alterate come la respirazione orale o la permanenza di una deglutizione infantile. Questo nuovo approccio alla disciplina viene definito Ortodonzia intercettiva, in quanto abile a diagnosticare tutti i problemi di natura funzionale che hanno contrastato il corretto sviluppo dento-scheletrico del paziente e per questo sono causa della malocclusione insorta. L'ortodontista pertanto, in questa nuova ottica funzionale della disciplina, ha assunto un compito maggiore poiché deve occuparsi anche della crescita e dello sviluppo delle ossa della faccia e della riposizione spaziale delle basi ossee in armonia con un corretto sviluppo neuromuscolare: egli deve prevenire la malocclusione con l’ortodonzia intercettiva e non solo curarla.

Gli strumenti necessari per una corretta diagnosi sono l'esame obiettivo effettuato dal medico al momento della prima visita, una radiografia “ortopantomografia” che fornisce informazioni su forma, numero e stadio di sviluppo di ossa e denti, una teleradiografia latero-laterale, ovvero una particolare radiografia del cranio in grado di fornire indicazioni sulla configurazione delle ossa craniche, sul rapporto spaziale tra le ossa mascellari, sull'inclinazione dei denti e sulla previsione di crescita ossea, ed infine dei modelli di studio del cavo orale, ricavati da impronte dentali precedentemente prese dal medico in bocca al paziente.

A seconda della malocclusione da trattare, l'ortodonzia si avvale di dispositivi mobili, fissi o consecutivamente di entrambi. Sono apparecchi mobili, quelli che possono essere rimossi dal paziente, i quali sono generalmente costituiti da una base in resina a cui vengono aggiunti archi metallici, molle, viti e altre necessità a seconda del caso. La loro funzione è direttamente espressa a livello osseo e/o neuromuscolare di un'arcata e ne favoriscono il corretto sviluppo.

Gli apparecchi ortodontici fissi sono invece ancorati agli elementi dentali, e per questo non possono essere rimossi dal paziente. Si compongono di anelli metallici, anche definiti bande, che si cementano a livello dei primi molari ed hanno il compito di sostenere il filo metallico, di attacchi dentali detti brackets, che si ancorano a tutti i denti di un'arcata e oltre a sostenere il filo, ne trasferiscono la forza al dente inducendone il movimento, del filo metallico, di elastici o di legature metalliche che uniscono il filo al bracket.

Sicuramente durante la terapia ortodontica il paziente e i genitori in caso di bambini, devono essere molto collaborativi e cooperare, attenendosi alle indicazioni fornite dal medico per ciò che riguarda la motivazione al trattamento e la cura dell'igiene orale. Le manovre ortodontiche, essendo prolungate nel tempo, corrono infatti il rischio di vedere il paziente demotivarsi e disinteressarsi della propria condizione orale, tanto da indurlo a tralasciare le visite di controllo o a non avvalersi dei consigli che il medico da in merito al tempo di mantenimento in bocca del dispositivo mobile fornito o alla cura dell'igiene orale che si deve avere per evitare il ristagno di placca e tutti i conseguenti problemi dentali e gengivali che ne derivano.

 
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